Alle terme in liberta'
L'acqua è vita: più del 70 per cento del nostro corpo ne è composto. È un'idea di perfezione e purezza, come ricordano i tanti miti che la celebrano. Di più, può essere taumaturgica. E non solo simbolicamente se si pensa alle acque termali, ricche di elementi minerali e microrganismi capaci di agire come una sorta di farmaco, che in molti casi scaturiscono dalle viscere della terra calde o caldissime, a ricordarci la capacità dell'elemento liquido di immagazzinare e trasportare calore.
"Le sorgenti ipertermali, ovvero con temperature all'origine dai 40 ai 90 gradi e più, sono legate ad attività vulcaniche, dunque vantano una forte concentrazione di gas sulfurei e solfati. Condotte ad una temperatura fisiologica con apposite attrezzature, queste acque sono utilizzate nei centri termali per trattare problemi dermatologici, come acne, dermatite seborroica, psoriasi, malattie reumatiche, postumi di fratture e disturbi respiratori", dice Roberto Gualtierotti, presidente dell'Associazione Europea di Medicina Termale e Rettore dell'Accademia Internazionale delle Scienze.
In alcune aree del mondo, le sorgenti termali hanno in molti casi mantenuto la morfologia originaria, presentandosi come piscine naturali all'aperto, fumarole o pozze di fango, piuttosto invitanti per il caldo avvolgente e la natura selvaggia e fiabesca che sanno ispirare. Paesi che letteralmente sorgono sopra una rete di vulcani più o meno attivi, come l'Islanda e la Nuova Zelanda, presentano un'immensa varietà di opzioni. Ci sono le spa organizzate e ipertecnologiche, come la celebre Laguna Blu vicino a Reykjavik alle altrettanto attraenti spa che circondano Rotorua, città neozelandese che sorge letteralmente sopra a un vulcano collassato. Ma qua e là, si trovano anche piscine geotermali "libere", al punto che, in Islanda, ci si sente abitualmente raccomandare di mettere una mano in acqua prima di immergersi in qualunque specchio d'acqua. Non per il rischio di congelare, ma per quello opposto.
In Italia, dove esiste un'importante tradizione termale, nella stragrande maggioranza dei casi queste sorgenti sono sfruttate in efficienti e organizzate stazioni dove, a pagamento e sotto controllo medico, si possono ricevere applicazioni di acque e fanghi secondo protocolli di cura consolidati. Anche da noi, di tanto in tanto, è però possibile imbattersi in vasche all'aperto dove poter sperimentare un bagno termale self help, con tutti i limiti e benefici del caso. E anche nel nostro Paese, questi miracoli della natura sono inseriti in contesti fascinosi e molto invoglianti ma, proprio perché privi di gestione o con gestione "limitata", richiedono prudenza e qualche attenzione in più nell'utilizzo.
"È sempre opportuno controllare che l'ambiente circostante non nasconda insidie dovute all'incuria umana. Fondamentale, poi, considerata la mancanza di un controllo medico in loco, conoscere a priori la propria perfetta idoneità fisica alle immersioni, soprattutto se le temperature superano i 37-38 gradi", avverte Massimo De Bellis, specialista in idroclimatologia medica a Milano e docente dell'Associazione Italiana di Omotossicologia.
I rischi del "fai da te", com'è facilmente intuibile, sono infatti diversi, soprattutto se l'organismo non è perfettamente sano o in ogni caso non ben temprato e avvezzo a queste pratiche.
Da Repubblica
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